D. :"Mi risulta che per il Buddhismo, Dio non esista. E' così? Ed inoltre è vero che per i Buddhisti Buddha esiste solo dentro di noi e non fuori? Inoltre potrebbe spiegarmi il concetto di malattia nelle medicine orientali?"

R. :"Non è esatto dire che per il Buddhista non esiste una realtà divina trascendente. Per così dire, Buddha non ha ma risposto a questo argomento e ha sempre invitato chi gli poneva questa domanda a sperimentare la natura di Buddha, che poi è come dire "anzichè discutere di Dio, fallo vivere dentro di te" cioè crea le condizioni per sacralizzare la tua esistenza; non pensare a Dio, esprimi la volontà di Dio. Poi a proposito del fatto che la natura di Buddha esiste dentro e non esiste fuori, qui un Maestro Zen sorriderebbe perchè in realtà in una visione profonda non c'è un dentro o un fuori. I Buddhisti dicono la "piccola mente", la mente discriminante pensa in termini di dentro e fuori, e noi non possiamo fare a meno di pensare così come non possiamo fare a meno di pensare in termini di bene- male, vita- morte, di cielo-terra, di bianco- nero, di maschio- femmina perchè questa è la fenomenologia dell'esistenza. Però la fenomenologia dell'esistenza discende da un qualcosa che la trascende e che ne è un in un certo modo la causa prima. Per i Buddhisti questo si chiama "Ku" cioè il Vuoto, che è un altro dei concetti più difficili da comprendere nel Buddhismo Zen. Quindi, quando si vive "veramente" l'esperienza profonda della meditazione si trascende la "mente discriminante", cioè si trascende la condizione limitata dell'esistenza, quella in cui si contrappone un dentro ad un fuori. Una delle esperienze empiriche più significative che fa la persona che medita è proprio questa: ad un certo punto della meditazione, quando il cervello emette onde alfa ma l'essere umano è sveglio, si perde il senso del dentro e del fuori. Ma in realtà perdere il senso del dentro e del fuori significa acquistare il senso del pieno, il senso del non separato, il senso del pieno, del Ku cioè del vuoto che significa vuoto di un sè separato. Per capire questo concetto rapportandolo alla nostra cultura bisogna pensare all'equivalenza tra energia e materia; allora in questo momento noi ci pensiamo come realtà separate però, se potessimo vedere gli atomi che compongono la nostra struttura e quella dell'aria, probabilmente ci renderemmo conto che non esiste una vera separazione; ma esiste nella nostra coscienza. In questo senso la natura di Buddha non è nè dentro nè fuori, però la coscienza possiamo dire che è dentro. Per quello che riguarda la medicina, io sono un Terapista che ha studiato anche Medicina Tradizionale Cinese, in particolare ho studiato lo Shiatsu, che è la Digitopressione giapponese (ho studiato anche in Giappone), ho studiato il Tuina, che è la digitopressione cinese e poi anche altre tecniche (Osteopatia, Chiropratica). La malattia viene considerata sempre un indice dello squilibrio energetico dell'essere umano. Secondo la medicina cinese, oltre ad essere noi una realtà di mente e corpo in interrelazione, noi siamo anche, per così dire, un campo energetico attraversato da correnti di energia che si chiamano in giapponese "Keiraku", che significa meridiani. In questi meridiani scorre l'energia. Ai meridiani corrispondono degli organi e agli organi delle funzioni. Questi meridiani affiorano in taluni punti del corpo umano, e lì ci sono i punti dell'agopuntura, che si chiamano "Tsubo", che possono essere stimolati con gli aghi, con la digitopressione, con la Moxa-terapia. Quando nel percorso di uno di questi meridiani si verifica una alterazione, uno squilibrio dell'energia, c'è la malattia. Però l'energia non va considerata soltanto dal punto di vista fisico, perchè, se è vero che l'essere umano è una interrelazione di corpo e mente, va considerata anche, anzi direi soprattutto, nelle relazioni che ha con la mente. Quindi se il nostro corpo è malato, sicuro anche la nostra mente sarà malata. In questo senso la Medicina Tibetana parla di "Piccola Guarigione" e "Grande Guarigione". La "Piccola Guarigione" è quella che noi cerchiamo, per esempio, quando abbiamo un'influenza, oppure anche una malattia più importante dell'influenza; la "Grande Guarigione" è quella che l'uomo ricerca per tutta la vita. I medici tibetani propongono sempre ai loro pazienti la meditazione, non propongono la meditazione come Buddha sotto l'albero della Bodhi, però, comunque, propongono la meditazione come forma di terapia per riequilibrare la mente, e soprattutto i rapporti fra la mente e il corpo. Io credo di poter dire, sulla base della mia esperienza, ed anche su quella dei pazienti che ho avuto ormai da una decina d'anni, che veramente se la mente è serena è molto difficile che il corpo si ammali. Uno squilibrio della mente si riflette immediatamente sul corpo però è molto più facile prendere coscienza dello squilibrio sul corpo che non sulla mente, perchè la mente non è abituata a sentire se stessa. Ecco a cosa serve la meditazione, perchè altrimenti quando noi sentiamo lo squilibrio sul corpo è già tardi e poi è difficile recuperare. Una grande difficoltà che io ho notato che hanno la maggior parte dei pazienti che si rivolgono a questo tipo di terapia....(per me sono già persone sensibili perchè laddove non ci sia della semplice curiosità, c'è comunque una richiesta diversa che nasce da un senso di sè un pò più completo di quello a cui ci ha abituato il rapporto col medico tradizionale). Ecco, questo tipo di persona generalmente poi, dopo che si è avvicinata alla terapia, ha un piccolo problema quando il terapista gli fa capire questa realtà, perchè si può accettare d'intervenire sul proprio corpo per correggere uno squilibrio, ma è molto più difficile accettare d'intervenire sulla propria mente, perchè vuol dire cambiare le condizioni oggettive della nostra esistenza. Questo non si accetta mai e si preferisce la malattia. Allora è più facile per il paziente dire: "Va bene, ma io in fondo preferisco così". Comunque prendere coscienza di questa realtà è già una cosa estremamente importante; secondo me la presa di coscienza di questa realtà ha già in sè le premesse comunque per la guarigione. Poi dipende da noi, dal Karma, ognuno ha i suoi tempi, non dobbiamo comunque, e questo è l'altro errore possibile, chiedere a noi stessi qualcosa d'impossibile in quel momento. Quindi bisogna conoscere i propri ritmi, le possibilità del momento, rispettarle, dargli degli obbiettii possibili e, piano piano, migliorarsi."

INDIETRO