
Hakuin Ekaku Zenji
(1686-1769)
Hakuin Ekaku nacque il 19 Gennaio 1685 ad Hara, attuale prefettura di Shizuoka. Il suo nome era Iwajiro.
Già da alcuni episodi della sua infanzia si comprende la sensibilità del suo spirito. Ad esempio, all'età di sette anni, ebbe modo di ascoltare un sermone buddhista in
cui venivano descritte le pene dell'inferno, a cui sarebbero stati
condannati i malvagi. Tale episodio lo turbò profondamente, tanto che, a quindici anni,
decise di farsi monaco, contro il volere dei genitori, entrando al Tempio Shoinji e prendendo il nome di Ekaku. Divenne allievo del Maestro Tanrei, il quale, però, morì dopo due anni. A diciannove anni si ritrovò deluso dai testi budhisti che leggeva; venne, inoltre, a sapere che il grande maestro cinese Yantou Quanhou era morto, ucciso per mano di alcuni briganti; in quel momento gli sembrò di avere perso ogni fede.
Decise allora di dare il via ad un periodo di pellegrinaggi, di studio della letteratura, della poesia e della calligrafia.
A ventiquattro anni, presso il Tempio Eiganji, visse una prima esperienza del Kensho,
leggendo un Sutra, esperienza che approfondì con l'esercizio del koan 'mu'
di Joshu che 'esplose' al suono delle campane del tempio.
Inorgoglitosi di questa profonda esperienza, ritenne di essere l'unico a possedere tale Illuminazione. Per questo motivo, sia il maestro Shotetsu, Abate dell'Eiganji, che altri maestri si rifiutarono di certificarla.
Hakuin riprese a viaggiare, in cerca di un Maestro che riconoscesse la sua Illuminazione, e, sentito parlare del Maestro Dokyo Etan, già allievo del maestro Shido Munan (1603-1676), decise di recarsi al suo tempio.
Dokyo vide che Hakuin era dotato, e lo prese con sé, ma lo trattò sempre nel modo più
duro. Lo sottopose sempre ad una disciplina durissima: arrivò a picchiarlo e a gettarlo nel fango più volte. Lo apostarofava come "povero diavolo che abita negli inferi", o "abitante delle grotte prive di luce". Ormai vicinissimo al limite dell'esaurimento, durante la questua quotidiana incontrò una vecchia che gli rifiutò l'elemosina, e, rimasto
impalato davanti alla sua porta, fu aggredito a colpi di bastone dalla
stessa.
Allora ottenne l'illuminazione più profonda. Tornato da Dokyo, il
maestro capì subito lo stato di Hakuin e gli chiese "Dammi subito la buona
notizia!". Ascoltato il racconto di Hakuin gli rispose "Finalmente ci sei!". Questa volta Dokyo riconobbe il Satori di Hakuin.
Ma Hakuin,ormai ventiseienne, aveva sperimentato una partica rigorosissima e delle prove davvero dure, e, dopo queste esperienze, ebbe
ogni sorta di disturbi nervosi, paure, incubi ed una immane debolezza e spossatezza fisica. Si era praticamente ridotto quasi in fin di vita, contraendo la cosidetta "Zenbyo - La Malattia dello Zen". Consigliato, raggiunse, dopo una scalata molto faticosa, l'eremita Taoista Hakuyu, che viveva sull' impervia
montagna presso Shirakawa. Questi lo istruì nel metodo di cura del Naikan o della Contemplazione Interiore, restituendogli l'equilibrio
mentale e fisico e la guarigione.
Il suo incontro con Hakuyu, ed il relativo apprendimento della Contemplazione Interirore, è descritto molto bene nel libro Yasenkanna, che è pubblicato in lingua italiana.
Dopo lamorte di suo padre, Hakuin nel 1719 tornò allo Shoinji di Hara, e lì cominciò la sua vita di maestro. Hakuin insegnò incessantemente, fino alla propria morte nel 1768.
Decisamente quella di hakuin è la figura che ha più fortemente influenzato tutto lo Zen Rinzai Giapponese moderno. Pur fornendo un insegnamento rigoroso ai suoi discepoli, Hakuin portò lo Zen al popolo, portando i principi dello Zen alle masse. Inoltre Halkuin fu versatile e brillante scrittore nonchè calligrafo e scultore.
Hakuin si batté fino alla sua morte per far tornare lo Zen Rinzai alla sua purezza originaria di pratica meditativa Zazen e di pratica dei Koan, eliminando le pratiche Jodo-shu, che avevano preso piede nei monasteri Zen Rinzai del suo tempo. I punti cardine del suo insegnamento furono una pratica rigorosa sorretta da un grande spirito di ricerca, saldi principi morali a sostenere la pratica e la salute della mente e del corpo indispensabili per una pratica corretta ed equilibrata.
Tra lesue numerose opere scritte: l' Hakuin Zenji Zazenwasan (L'inno allo zazen del maestro Hakuin), lo Yasenkanna, e lo Orategama (La teiera lavorata a sbalzo). Tra l'altro una parte della vasta produzione scritta di Hakuin è riservata proprio al popolo ed era scritta senza ideogrammi, per permettere al popolo una facile comprensione dello Zen.
Dall' "Orategama":
"Ciò che io dico non deve significare che voi dobbiate respingere la quieta
tranquillità o soprattutto che voi dobbiate cercarvi una occupazione nella
quale possiate continuare la vostra pratica. Ciò che è degno della massima
attenzione è il puro esercizio dei Koan che né sa della quiete e
dell'attività, né cosciente di esse. Quindi questo significa che il monaco
che lo pratica veramente cammina ma non sa di camminare, siede tranquillo ma
non sa di sedere. Per inoltrarsi nella profondità del proprio essere e
realizzare una vivacità che si affermi in tutte le circostanze, non c'è
nulla di meglio che la tranquilla concentrazione nell'attività".
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