"LO ZEN NON E'DIVERSO DAL TUO PENSIERO QUOTIDIANO": L'INSEGNAMENTO DI HUI-N'ENG >>:

IL MAESTRO HUI-N'ENG, IL CUI CORPO RIMASE INTATTO DOPO LA MORTE.

Ora, inizia questa trasmissione diretta attraverso i Patriarchi dello Zen, lo Zen esce da Shaolin, ed un'altra connotazione che prende,importante, e che verrà fuori grazie ad un altro grandissimo Maestro,che è il Sesto Patriarca Cinese dello Zen, che si chiama Hui-N'eng, è il fatto di confrontarsi con la mentalità cinese, che era una mentalità estremamente pratica.

Il cinese, cioè, era fondamentalmente un contadino, un grande lavoratore, era uno che capiva che, se voleva vivere, doveva mangiare, quindi, doveva lavorare, doveva interagire con le cose.

Allora,mentre la meditazione portata da Bodhidharma, ancora risentiva di certi aspetti della Tradizione Indiana, che erano, come dire, il termine tecnico è “Quietistico” (vale a dire che era ancora una meditazione distaccata dalla vita quotidiana), arriva il Maestro cinese, e alla domanda: “Che cosa è lo Zen?”, risponde: “Lo Zen non è diverso dal tuo pensiero quotidiano”.

Cosa vuol dire questo? Vuol dire che non c'è Zen solo quando stai seduto da una parte,e la tua Mente è quieta, sei centrato e perfettamente integrato in te stesso, ma sempre, in ogni momento della tua vita c'è Zen.

Sarebbe poi davvero interessante parlare a lungo del Maestro Hui-N'eng, che ha segnato una svolta nella storia dello Zen mondiale: pensate, si dice, che Hui-N'eng non sapesse né leggere né scrivere.

Lui era un boscaiolo, ed i Dotti del tempo gli leggevano i Sutra- cioè gli antichi testi filosofici buddisti-, e lui glieli spiegava.

Hui-nen'g raggiunse l'Illuminazione –e questo punto è interessante: da qui vorrei riagganciarmi ad alcune cose, dette dal Dott. Giancotti- ascoltando una frase, letta da una monaca, tratta dal “Sutra del Diamante”, che si chiama “Vajracchedika-Sutra".

In questo Sutra, ad un certo punto, viene riportata una frase, come pronunciata dal Buddha, che dice: “Abbi dimora in una Mente che non ha Dimora”.

Questa frase produsse in Hui-N'eng una iniziale Illuminazione; nello Zen viene chiamata “Entrata -avere una entrata”.

Cosa vuol dire avere dimora in una Mente che non ha Dimora?

Noi possiamo influenzare la modalità di funzionamento della mente con l'atteggiamento che il nostro Io prende di fronte alla mente stessa.

Se lasciamo che la mente sia libera di funzionare secondo la propria natura, quando la mente funziona secondo la propria natura, è una mente che dimora in una condizione di non-dimora, cioè una mente- immaginate uno specchio- che riflette immediatamente le cose che le vengono messe di fronte.

Lo specchio non attaccamenti: cioè lo specchio non dice,di fronte ad una immagine brutta,: “dato che questa è brutta non la voglio riflettere”,e neanche dice: “dato che questa è bella, non la voglio più lasciare”,perché se gli metto davanti un'altra immagine la riflette.

Ora, quando la mente funziona così, ovvero interagisce direttamente con le circostanze,per come sono realmente, è in grado, di volta in volta, di affrontare le situazioni perché non rimane attaccata a concezioni precostituite.

La mente rimane attaccata a concezioni precostituite quando è in contraddizione con sé stessa,ed è in contraddizione con sé stessa quando l'Io la porta fuori strada.

Questa era una digressione.

Hui-N'eng, quindi, rappresenta una grande rivoluzione: raggiunge l'Illuminazione ascoltando questa frase del Vajracchedika-Sutra, e poi introduce nello Zen questa componente dinamica.

Cioè spiega che l'intuizione fondamentale, l'intuizione trascendentale- si chiama “Prana” in sanscrito- e la condizione contemplativa- che si chiama “Dhyana”- non sono due momenti differenti.

Quindi, all'interno della condizione contemplativa, deve esistere un atteggiamento di indagine, un atteggiamento di presa di coscienza, rispetto a noi stessi ed al mondo in cui viviamo,e questa presa di coscienza deve avvenire sia che noi ci troviamo in una condizione statica, sia che noi ci troviamo in una condizione dinamica.

Esiste una componente dinamica nella stasi,ed una componente di stasi in ciò che è dinamico: cioè, in altri termini,come dicevano i Cinesi, c'è dello Yin nello Yang, c'è dello Yang nello Yin.

Questo è chiamato Tao. Lo Zen va oltre e afferma che, quando anche hai realizzato questa condizione di integrazione degli opposti, devi poterla superare con un grande salto di qualità.

Questo superamento che va oltre, non può essere compiuto con gli strumenti ordinari della ragione, ma deve essere compiuto con l'intuito- dovremmo dire con una parola difficile- “trascendentale”: ossia una intuizione che va oltre le modalità ordinarie della ragione.

 

 

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