IL REI NELLE ARTI MARZIALI:

"L'obiettivo dell'etichetta: devi plasmare il tuo animo, in modo che neanche il furfante più rozzo osi attaccarti, anche se tu te ne stai lì seduto placidamente"

INAZO NITOBE

 

 

 

Karate - Do wa rei ni hajimari, rei ni owaru koto wo wasuruna - Il Karate Do comincia nel rispetto e finisce nel rispetto"

L'Arte Marziale inizia e finisce nel rispetto. La parola REI, in realtà, non vuol dire "Saluto", bensì "Cortesia - Etichetta". L'arte marziale si distingue da altre forme, anche di sport da combattimento , proprio per il REI. Quando facciamo la Cerimonia del Saluto, onoriamo il Fondatore della Scuola, il Simbolo della Scuola, e facendo ciò, onoriamo e ringraziamo i nostri predecessori, gli antichi Maestri verso i quali mostriamo la nostra gratitudine; essi, infatti, ci hanno permesso con i loro sforzi e la loro dedizione di essere qui oggi a praticare. Anche il saluto che ci facciamo reciprocamente è importantissimo, poichè ci mostriamo rispetto reciprocamente. Sul Tatami quando usciamo o entriamo, o durante l'allenamento, salutiamo con rispetto il Dojo. Attraverso il saluto, ci si predispone correttamente all'allenamento, che richiede pazienza, umiltà e controllo della propria emotività, e dunque un lavoro disciplinato, costante e diligente.Tale lavoro dura, nella vera arte marziale, TUTTA LA VITA. Tale volontà di miglioramento e lo sforzo che il praticante si propone è ciò che rende l'arte marziale una "VIA", diversamente da tanti sport di combattimento, dove non esiste alcun Rei. Ricordiamo inoltre come, secondo l'antico sistema dei KYUDAN (la gerarchia delle cinture colorate dal 7° al 1° Kyu, e delle Cinture nere nei Dan), nel Dojo tutti, SEMPAI (Allievi Anziani) e KOHAI (Allievi Principianti), collaborino, con la supervisione del SENSEI, perchè il KI ed il comportamento nel Dojo sia sempre corretto e positivo. Il rispetto è l'anima dell'arte marziale: se andasse perso, lo sarebbe anche il valore dell'arte marziale. Riportiamo di seguito il DOJOKUN del Wado ryu Ju Jitsu Kempo.

 

DOJO KUN (MASSIME) DEL WADO RYU:

 

  • REI GI O OMONGI: RISPETTO E CORTESIA VERSO OGNI COSA

 

  • SHINKENMI NI TESHI: SII SERIO IN OGNI COSA

 

  • SHINSHIN O KITAE WAZA O NERI: LAVORA DURAMENTE FISICAMENTE E MENTALMENTE: RIPETI LE TECNICHE ANCORA ED ANCORA

 

  • JINKAKU KANSEI NI TSUTOME: SFORZATI DI DIVENTARE UNA PERSONA MIGLIORE

 

  • WA NO MICHI O KIWAMEYO: TROVA PACE ED ARMONIA NELLA TUA VITA

 

 

 

"IL KARATE WADORYU"

BREVE STORIA, ANEDDOTI, CONNESSIONI FRA

KARATE GIAPPONESE E ARTI MARZIALI CINESI

Un allievo, avendo visto una dimostrazione, che il Maestro Tiberti ci aveva già mostrato sul Tatami, di tai-chi fatta da un anziano Maestro Cinese, domanda circa le relazioni, connessioni e differenze, tra arti marziali cinesi e giapponesi, chiedendo anche spiegazioni circa l’atteggiamento critico del maestro cinese verso il karate:

“Innanzitutto è bene che tu abbia visto come determinate applicazioni sono difficili da trovate dimostrate e conosciute in genere. Riguardo al fatto dei punti in comune tra arti marziali cinesi e giapponesi ci sono delle cose da chiarire.

Intanto è giusto chiarire che la tradizione del popolo cinese è una tradizione di cultura contadina non esiste una tradizione di casta di guerrieri. Quindi la tradizione marziale cinese ha più riflessi sul piano della salute oppure sul piano religioso, quello che è collegato al “Ch’an” inizialmente.

I Giapponesi, invece, l’hanno portata più verso l’efficacia, ma in questo senso non l’hanno disgiunta dalla spiritualità, perchè c’è una spiritualità guerriera anche, in modo particolare nello Shinto. L’unico problema è che il Karate, rispetto all’evoluzione del Budo Giapponese, è molto giovane.

Quindi, mentre la Spada Giapponese ha molti secoli di storia, ugualmente il Ju-jitsu, e così altre arti marziali, il karate no, perché è molto giovane; tanto che quando il Karate arrivò in Giappone, non fu riconosciuto e ammesso come Budo Giapponese.

Chi ha fatto in modo che il Karate venisse riconosciuto come Budo Giapponese è stato il Maestro Otzuka, ecco il valore del Maestro Otzuka. Tutt’oggi il Karate Wado-ryu Ju-jitsu Kempo è Budo per il Budokan Giapponese, che è l’Organo Ufficiale di una sorta di Organizzazione che riunisce tutte le Arti Marziali, gli altri stili di Karate no, non sono riconosciuti come Budo.

Hanno una loro Federazione, una loro attività, hanno i loro iscritti, sono ammessi dentro il Budokan, ma non sono riconosciuti come Budo Giapponese; il Wado-ryu del maestro Otzuka si.


Allora, qui entra il discorso tecnico, perchè il Budo Giapponese ha dei principi fondamentali, che sono i principi fondamentali che sono molto simili ai principi dell’arte marziale cinese antica. Abbiamo parlato tante volte di “Noru, Nagasu, Inaru”, oppure “Mugana Waza, Mugana Doza, Mugana Chikara”, nagashi, tai-sabaki, che sono principi del Budo e che ritroviamo parimenti nelle arti marziali cinesi, e non hanno niente a che fare con l’eccesso di contrazione, la durezza.

E lì ritroviamo perfettamente il Wadoryu del Maestro Otzuka, che ha risentito moltissimo del Ju-jitsu Yoshin-ryu. Non bisogna mai dimenticare la diatriba tra lo Shotokan e il Wado-ryu del Maestro Otzuka, che e è una storia molto lunga, ed ancora oggi ha degli strascichi.

IL M.° HIRONORI OTZUKA I

In sintesi quelli dello Shotokan si arrogano il diritto di dire che il Maestro Funakoshi portò per primo il Karate in Giappone, e che il Maestro Otzuka era un allievo del Maestro Funakoshi, il che è vero.

Poi aggiungono che il Maestro Otzuka ha tradito il Maestro Funakoshi e se n’è andato portandosi via i Kata, che non conosceva, e quindi avrebbe fatto un furto sostanzialmente, e la vera qualità della tecnica risiederebbe nei katà dello Shotokan.

Le cose non stanno affatto così, e lo riconoscono anche i più qualificati Maestri Shotokan, quelli veri. La verità è molto diversa.

Innanzitutto quando il Maestro Otzuka divenne allievo del maestro Funakoshi era “Menkyo Kaiden” di Yoshin Ryu, cioè era la più alta autorità tecnica del Ju-jitsu giapponese di Stile Yoshin-ryu, cioè era un Maestro di alto profilo, era l’autorità indiscussa di quella scuola di Ju-jitsu. Non era uno qualunque.

E siccome nel suo modo di praticare il Ju-jitsu era affascinato, - perché come voi sapete il ju-jitsu ha le prese, le leve gli strangolamenti, gli squilibri, ma usa degli atemi, cioè delle tecniche di percussione - dall’uso degli atemi dopo la presa o per preparare la presa, quando vide i Katà del Maestro Funakoshi, vide che c’era questo uso degli atemi, anche lunghi (=ju-tsuki), vide i Kerì, e così andò dal Maestro Funakoshi e gli disse: “Io sono molto interessato ad approfondire questo aspetto: quanto ci potrei impiegare se decidessi di studiare con lei i katà?”.

Il Maestro Funakoshi gli disse “Uno del suo livello con tre anni può padroneggiare tutti i Katà”. Otzuka accettò e con un anno imparò tutti i katà, e fu nominato caposcuola, ovvero divenne l’allievo più anziano, l’autorità più alta dello stile Shotokan, e mantenne sempre un atteggiamento di rispetto verso Funakoshi.

Sennonché poi accadde che il Maestro Funakoshi fu invitato a dimostrare al Budokan il karate, alla presenza delle altre autorità del Budo.

IL M.° OTSUKA I DURANTE UNA DELLE ULTIME DIMOSTRAZIONI

All’epoca il Budo aveva ormai una tradizione, e non era certo pensabile che una scuola potesse dimostrare il proprio valore in una sede formale, ufficiale come quella del Budokan solo con i Katà.

Bisognava prima dimostrare i Katà, e poi l’applicazione in coppia, cioè l’applicazione; ma Funakoshi aveva grandi limiti da questo punto di vista, avevano qualche Ippon-Kumitè di base, e basta.

Allora chiese aiuto al Maestro Otzuka e lui gli disse “Non c’è problema, la preparo io la dimostrazione”, e la preparò lui, e questa dimostrazione ebbe un grande successo e il karate fu molto apprezzato; ma praticamente l’aveva preparata Otzuka, e l’aveva preparata prendendo delle cose dal Ju-jitsu, con cui dimostrò addirittura delle tecniche contro la sciabola.

Dopo questo fatto il Maestro Otzuka disse “Allora io devo andare per la mia strada”; oltretutto lui insisteva molto per fare delle cose in coppia, ma il Maestro Funakoshi era assolutamente contrario.

Il Maestro Otsuka insisteva anche per fare delle forme di Kumitè libero, che non era ancora il Kumitè sportivo, però voleva provare delle forme di Kumitè libero sperimentale. Il Maestro Funakoshi era assolutamente contrario.

A quel punto Otzuka lasciò lo Shotokan, e quando si staccò non fondò subito il Wado-ryu, l’avrebbe potuto fare, ma c’erano delle cose nei Katà del Maestro Funakoshi che non aveva capito e che voleva comprendere. Egli aveva chiesto spiegazioni al Maestro Funakoshi ma lui non gliele diede.

Allora si recò ad Okinawa dal Maestro Kenwa Mabuni, che era molto bravo e molto forte, che era uno dei pionieri del karate di Okinawa, e conosceva sia l’area shorin, quella del Maestro Funakoshi, che shorei.

Il Maestro Otzuka gli disse che aveva dei dubbi rispetto alcuni katà fondamentali che aveva imparato con lo Shotokan. Mabuni, con delle lezioni private, gli spiegò i principi di questi katà.

IN QUESTA FOTO SONO RICONOSCIBILI, NELLA FILA SEDUTA, IL M.° OTZUKA I (SECONDO DA SINISTRA) E IL M.° MABUNI (5° DA SINISTRA)

E questi katà il Maestro Funakoshi li ha cambiati, li ha cambiati anche Itosu, gli hanno cambiato anche il nome, perché il nome originale è cinese.

Allora il Maestro Otsuka ha ridato ai kata il loro nome: il nome dei katà di Wado è cinese, in questo senso il Maestro Otzuka fu molto umile, perché voleva fare uno stile giapponese ma lasciò il nome cinese dei katà.

I nomi dei nostri katà nello Shotokan, invece, sono nomi giapponesi reinventati da Funakoshi: “Kushanku” è il nome cinese del Maestro che codificò quel katà, nello Shotokan si chiama Kankudai “sole che sorge”.

S’è inventato una cosa per far piacere ai Giapponesi; “Seishan” è il nome originale, loro lo chiamano “hangetsu”, mezza-luna, ma è un nome giapponese, non esiste.

Quindi il Maestro Otzuka ha fatto un lavoro enorme, ma non si è fermato lì: con un Maestro di spada, suo amico, molto bravo, ha approfondito il Nagashi e Tai-sabaki, ed i tempi tecnici, cioè “Ma”.


Solo allora ha fondato il Wado-ryu, quindi come si può dire che abbia rubato qualcosa? Non ha rubato nulla; era già un Maestro di altissimo livello.

E dopo che fondò lo stile, dato che le controversie continuarono, non più con Funakoshi, che nel frattempo era morto, succedendogli il figlio Yoshitaka, non restò che combattere per risolvere la questione.

E così fecero una serie di incontri, al livello universitario (in Giappone i dojo di arti Marziali sono di altissimo livello, n.d.r.), e qui sono tutti concordi, compresi quelli dello Shotokan, che non ci fu storia furono ampiamente battuti.

Furono combattimenti a contatto pieno, qualcuno morì.

Lì c’era la questione che quelli dello Shotokan sostenevano che il Gyaku-tsuki fosse la tecnica più efficace che c’è, quelli del Wado replicavano col Nagashi, e sistematicamente su ogni Gyaku tirato rispondevano col Nagashi, e non si contarono i nasi fratturati.

Poi dopo la storia è complessa, lo Shotokan ebbe una crisi molto forte, Yoshitaka Funakoshi cominciò a capire che anche loro dovevano studiare il combattimento; presero una lezione memorabile.

Ma la storia non si chiude qui, perché il Maestro Otsuka tornò ancora più indietro aggiungendo “Ju-jitsu” al nome dello stile e poi “Kempo”:

Kempo è un nome cinese, significa arte della percussione; ed il figlio del Maestro Otzuka, che voi avete conosciuto, questi principi li ha sviluppati ancora di più, ma, in un certo senso, quello che facciamo noi è di più ancora, perché è ulteriormente integrato da studi sul Tai’chi, sugli stili interni, sul Chi’kung, non parliamo dello Zen..

Quindi ecco qual è l’evoluzione. Allora secondo me nell’arte marziale giapponese ci sono delle cose validissime, nell’arte marziale vera, superiori anche all’arte marziale cinese.

L’ arte marziale cinese ha una grande tradizione di base, che come una sorta di grande patrimonio tecnico dove uno può andare a cercare, e andrebbe fatto anche su questo un discorso -ma non c’è più tempo, ora ci dobbiamo allenare- perché dopo la Rivoluzione Popolare in Cina hanno bruciato i Monasteri, queste attività sono state considerate illegali, i più grandi Maestri sono scomparsi; mentre in Giappone no: c’è stata una tradizione ininterrotta di secoli nelle arti marziali, e anche questo è molto importante.

 

 

 

KARATE WADO-RYU ZEN E TERAPIA: INTERVISTA AL M.° TIBERTI

 

Domanda:"Maestro, cos'e il Karate Wadoryu per lei?"

Risposta: "Quando penso al Wado-ryu rivedo me stesso, poco più che adolescenyte, sudato che faccio il saluto al quadro del Maestro Otsuka I. La faccia di quel vecchietto, così nobile e pulita, mi colpì.

E quando chiesi allora al mio Maestro, cosa volesse dire "Wado" lui mi disse che voleva dire "La Via della Pace, dell'Armonia". Io ho sempre seguito quella idea di Armonia, e la faccia del Maestro Otsuka era sempre con me, anche quando studiai Goju-ryu.

Studia Goju-ryu fino alla preparazione per l'esame di Terzo Dan, infatti studia il Katà "Seisan". Ma gli incontri più importanti nel Wado-ryu per me furono due:

il primo, l'incontro col Maestro Shiomitsu Masafumi, Ottavo Dan Hanshi, e l'altro, l'incontro col Maestro Otzuka II.

Incontrai circa 20 anni fa Shiomitsu Sensei, e quell'incontro fu fondamentale per me, e segnò il mio abbandono del Goju-ryu, ed il ritorno al Wado-ryu. Per me quell'incontro fu una rivelazione ma un nastro non basterebbe...

Proprio perchè avevo studiato Goju ryu, fui affascinato dal suo modo di usare la decontrazione, e da due o tre affermazioni che poi dimostrò.

Una di queste fu: "Nel Wado-ryu non esite il Kimè: esiste sololo scorrere del Ki- KI NAGARE'".

Così quest' idea di Pace ed Armonia è diventata un senso interno, che ha guidato tutta la mia vita. Dovunque la mia ricerca nelle Arti Marziali mi possa portare, il Wado-ryu rimane la mia prima radice e la linea guida della mia ricerca.


Probabilmente, non credo che lo lascerò mai.Personalmente quello che mi interessa nel Wado-ryu oggi, non sono solo le tecniche, ma i principi che le tecniche esprimono. Questi principi sono universali, e sono i principi del Budo Giapponese.

Personalmente li ho ritrovati nel Ju-jitsu, nell'Aikido, nel Kenjitsu e nel Kobudo. Inoltre il "Wa"èun principio fondamentale- insieme a Sei, Rei, kei, e Jaku - del Chado, la Cerimonia del Tè, e questo dimostra come questo principio sia universale, e non riguardi solo le Arti Marziali.

Personalmente, quando mi muovo secondo i principi del Wado-ryu, io provo una sensazione di godimento, di assoluta e piena libertà.
Non ho mai provato nulla di simile con altre Arti Marziali; forse qualcosa di similare si può trovare nel Tai Chi e nel Ju-jitsu, e quindi nell'Aikido.

Ma l'uso dell'ATEMI- e quindi del TORI-ATE- nel Wado-ryu è assolutamente unico.

D.: "Maestro, qual'è la differenza tra ArtiMarziali Interne ed Esterne?"

R.: "In Giappone non esiste differenza tra Arti Marziali Interne ed Esterne.

Questa differenziazione è tipicamente cinese. Per loro natura i Cinesi sono più portati dei Giapponesi a schematizzare, e secondo me l'approccio giapponese è migliore, e mi spiego:

se è vero che "SHIN KI TAI ITOTSU DAKE'-MENTE CORPO E SPIRITO SONOUNA SOLA COSA", che senso ha parlare di Arti Marziali Interne ed Esterne?

La questione è che le arti marziali cinese furono influenzate dal Taoismo, e in piccola parte dal Buddhismo. I Taoisti possono certamente parlare di Arte Marziale Interna ed Esterna, ma per l'ottica Buddhista è assurod, non perchè non esistano un aspetto interno ed esterno, ma perchè, anche se esistono, essi sono una sola cosa.

IL M.° TIBERTI, SUL MONTE BIANCO, PROVA IL TUI-SHO CON UN ALLIEVO C.N.

E così, essendo la cultura giapponese, fortemente influenzata dal Buddhimo, questa differenza non esiste nella tradizione giapponese. Possiamo dire che nella tradizone giapponese, esistono Arti Marziali, come l'Aikido, che proviene dal Daito-ryu-aiki-jitsu, che studiano più profondamente il Ki, più di quanto altre arti abbiano fatto.

Ma in una maniera più profonda non si può sostenere che il Ki sia Interno od Esterno, poichè la prima, cosa , la seconda cosa e tutt'e due assieme. Secondo il mio punto di vista, anche vedere il Tai Chi come un'arte marziale interna, è strumentale alla cultura cinese, e non si accorda con la verità che regola il funzionamento del Ki.

Personalmente credo che il Tai Chi non sia nè interno nè esterno, ma è senz'altro un buon sistema per studiare il funzionamento del Ki.

Inparticolare, quello che nel Budo Giapponese èdefinito "KI NAGARE'-scorrere del Ki", e che nel Wado-ryu è chiamato "NON SUSSISTENZA DEL KIME'", è più facile da comprendere in alcune forme di Tai Chi, anche se nel Tai Chi stile Chen, esistono delle proiezioni di Ki detto "Interno" all'"Esterno", che sono molto simili al KIME'. Quindi, il fatto che anche nel Ti Chi esistano forme di KIME', dimostra come questa separazione fra Interno ed Esterno non corrisponda alla verità.

Personalmente ritengo che il KIME' diventi un problema per il Praticante, se allo "Stop del Ki" corrisponde uno Stop della Mente. Quando il cuore batte c'è uno stop tra sistole e diastole ma questo stop parte del battito cardiaco. La morte è differente, ma sono pochi a sapere cosa c'è oltre, e se c'è qualcosa.

Cos' se c'è uno stop tra sistole diastole non è un problema per un Budoka, ma lo diventa se c'è uno Stop della Mente. Anche se questa pausa è intensa come una contrazione, se durante questa pausa internoi ed esterno risuonano, questo è ancora KI NAGARE', dal mio punto di vista.

Il problema è per i Praticanti di basso livello, o per praticanti msal orientati, quindi anche da lunghi anni: è facile che questo Stop del Ki blocchi lo scorrere del Ki, e se questo non può essere riassorbito nella mente del praticante, provoca un reale stop dello scorrere del Ki tra corpo e mente.

Questo è negativo: per questo il Kimè è negativo, in questo senso è negativo. E' altresì positivo invece quando coincide con lo Zanshin.

D.: "Maestro, qual'e' la relazione tra il Kime, il Ki Nagare' e lo Zen?"

R.: " Molto semplicemente, questa domanda nè la riflessione che ne consegue sarebbe possibile se la Mente non si applicasse a questo problema, ma non appena la Mente si applica a questo problema, in termini di Autoconsapevolezza, e questo si chiama Riflessione. Quando la Riflessione diventa sistematica, e si fonda su una tecnica e questa tecnica coinvolge il Corpo e l'Energia tutto questo si chiama Meditazione,e la Meditazione quando è "esplosa", diciamo così, quando si esprime nella sua forma più alta è Zen.

Che vuol dire "esplosa"? Significa quando la meditazione non è condizionata dalla Forma, nè dallo stare o dal divenire.

Esattamente come nel combattimento, perchè se noi sosteniamo che l'essenza del Budo è nello scorrere del Ki (= ki nagarè), però diciamo che lo Stop del Ki (=Kimè) non è differente dal suo scorrere, sosteniamo fondamentalmente che non c'è differenza fra lo stare e il divenire.

Questo è esemplificato dal ritmo del combattimento, perchè nel combattimento ci sono dei momenti di assoluta stasi, dentro i quali c'è un grande divenire, e ci sono dei momenti di fluidità, di grande divenire, di grande movimento, dentro i quali c'è una componente di stasi.

Siccome questo non è che il risultato diuno o più ritmi- in Giapponese "MA" - che si manifestano nel rapporto Spazio- Tempo, l'unico modo che abbiamo per comprendere intuitivamente, cioè comprendere col Corpo, e poi gestire, cioè sublimare in termini di Arte, esprimere, creare, è fare Zen.

Questo è il legame tra Zen e Budo.

Inoltre, dentro questo "Ma", cioè dentro questo intervallo di Tempo e Spazio, dove si equivalgono l'Essere ed il Divenire, l'essere umano nasce, vive e muore.

Anche il combattimento è una esemplificazione di questa verità simbolica, perchè nel combattimento nascono tanti stati emotivi, dei quali fanno parte anche la vittoria e la sconfitta, la paura, la gioia, la depressione e l'esaltazione.

E, nel combattimento reale, uno, quello che vince, vive, l'altro, quello che perde, muore. Anche il fatto che, durante il combattimento, gli stati mentali appaiano e scompaiano, significa che nascono e muoiono.

Quindi, in questo senso lo Zen è l'arte di comprendere a fondo il "Ma" interno ed esterno, e quindi, non soltanto la nostra collocazione nello spazio e nel tempo, ma La Collocazione dello Spazio e del Tempo, perciò, attraverso di noi, è come se lo Spazio ed il Tempo, si autoconoscessero. In questo senso la Vita e la Morte si azzerano e si riconoscono.

Quando, attraverso lo Zen, noi possiamo arrivare a questo, non c'è più alcun segreto per il "Ma". Ecco perchè il Ma può essere concorde o discorde, possiamo romperlo od armonizzarci, sentire il nostro o quello dell'altro, o addirittura, come alcuni Maestri dei tempi antichi, capire quando stiamo per morire, come facevano molti Maestri antichi, e lo annunciavano agli altri.

Possiamo comprendere cose non solo della nostra vita, ma della vita altrui, del passato, del presente, del futuro, perchè dentro il Ma c'è questo Tempo Esploso.

Questo è il vero significato dell'Aiki: Aiki significa "Unione col Ki"; il Ki nella sua dimensione fenomenica è tempo e spazio,e relazione fra tempo e spazio. Questa relazione può essere armonica - si chiama "Wa" - oppure non armoniosa.

Zen significa tante altre cose.. Significa consapevolezza, ma quanto potrei parlare..

Perchè questa consapevolezza che cos'è se non il senso dell'istante presente? Ed il senso dell'istante non può essere separato dal Ma, anzi è il Ma, nella sua forma più pura.

E'il Ma prima che il Ma si manifesti. Nella nostra cultura lo chiamiamo l'Eterno. E poi ancora lo Zen è rapporto tra Corpo Energia e Mente dentro una Forma, che chiamiamo Postura.

D.: "Maestro,prendendo spunto dall'ultima sua affermazione, ci può dire qual'è la relazione fra lo Zen e la Terapia?"

R.: " Questa è in assoluto la domanda più difficile per me,perchè tra tutte le attività del Gorinkai, quindi Zen, Arti Marziali e Terapia, quest'ultima è la cosa che mi costa più Energia, cioè mi affatica più esattamente, e nello stesso tempo è una cosa cui non intendo rinunciare.

Io non credo di essere un terapista nel senso convenzionale del termine, forse non sono un terapista neanche non convenzionale,forse sono, mi si passi l'espressione, un terapista in senso "metaconvenzionale".

Buddha era conosciuto come il Grande Terapista, il Grande Medico, il Grande Guaritore, ed è noto in molti testi.

Alcuni testi riportano che lui abbia curato realmente alcune persone malate, anche con farmaci ed interventi manuali; si parla,ad esempio, di una persona che era stata morsicata da un serpente velenoso. Ma, certamente non è questo il motivo per cui Buddha viene chiamato il "Grande Medico".

Buddha viene chiamato il "Grande Medico" perchè le Quattro Nobili Verità dicono che l'essere umano, dopo esser nato, invecchia, si ammala e muore.

Su queste tre ultime verità, Buddha ha impostato tutto il suo primo insegnamento, quello del Primo Giro della Ruota del Dharma. Quando leggevo i testi buddhisti avevo 17-18 anni, mi affascinava molto ciò che non sto per dire, ma non ne capivo realmente il senso. Ora però ho 50 anni e ho sperimentato su di me cosa vuol dire il senso degli anni che passano, su di me e sulle persone che ho conociuto, lo capisco, profondamente, e credo che lo capirò sempre più profondamente.

Quindi, in questo senso, forse io sono un Terapista; certamente io mi avvalgo di tecniche, come le manipolazioni vertebrali, lo Shiatsu, il Tui'na, alcune tecniche di Rieducazione Posturale, ma io credo che nonostante altre persone competenti, professionisti di questo settore, mi abbiano riconosciuto nella mia capacità, non sia realmente questa la mia capacità.

Spesso mi viene in mente una frase del Maestro Ueshiba che diceva: "Quando mi muovo,quella è una tecnica", io penso "quando tocco una persona, quella è una Tecnica", anche se non la tocco quella è una tecnica.

Se una persona viene da me perchè è malata, in particolare ha un problema sulla Postura, immediatamente io rifletto la sua postura come uno schermo riflette un'immagine fotografica.

Quindi immediatamente io so cosa c'è dietro quello squilibrio posturale, in termini di Energia, Corpo e Mente. Per questo io posso curare anche con una sola seduta problemi che altri terapisti curano forse in alcuni anni; le varie Ernie del Disco, Sindromi Vagali,patologie posturali molto complesse.

In questo senso,lo Zen è stato il mio Maestro, perchè lo Zazen è fondato sulla corretta Postura. La posizione dello Zazen è la Postura del Buddha.

Se uno potesse avere una percezione anche solo per un momento di quello che ho detto, sarebbe Illuminato; perchè la Postura del Buddha non significa soltanto la corrispondenza ad alcuni parametri di forma nel tempo e nello spazio, ma significa che questi parametri di forma nel tempo e nello spazio per un istante riflettono la Perfezione dell'Universo.

Quale "istante"? Quello Eterno, di cui prima parlavo quando spiegavo il "Ma".

Per questo Buddha disse: "In questo istante io e l'Universo intero raggiungiamo insieme l'Illuminazione", e da quel momento si chiamò Buddha. Ma, anche se non comprendiamo il significato assoluto di questa frase, possiamo comprendere che tendere verso questa integrazione, del Corpo e della Mente, in una Forma che riflette la Perfezione dell'Universo, è la Via.

E dentro questa Via esiste una pulsione verso l'Illuminazione, che in sanscrito si chiama "Bodhi-Citta", e questo Bodhi-Citta, cioè la spinta, il desiderio profondo di illuminarsi,già in sè Illuminazione, come spiegava il Maestro Dogen Zenji, proprio perchè nel "Ma", presente passato e futuro sono una cosa sola.

Quindi quando io ho di fronte una persona che ha un problema posturale, la rifletto come uno specchio, la vedo chiaramente, ed anche quando la vedo inconsciamente, e questo vedere inconscio, per me è più chiaro del vedere cosciente.

Per questo posso aiutare quella persona, se lei vuole farsi aiutare, cioè se è matura per cambiare, se una parte di lei vuole realmente guarire.

Anche Cristo quando faceva i miracoli, le persone chiedevano con tutto il cuore, quello che i Cristiani chiamano la Fede, di volere guarire. In questo senso il Maestro è come uno specchio:riflette la tua fede e ti permette di guarire.

Ciò che ti guarisce non è il Maestro, ma sei tu: è la purezza del tuo Cuore, che ha maturato la condizione per guarire. Il Maestro la riflette e tu guarisci. E' come la luce sullo specchio, che torna indietro e ti guarda allo specchio.

Inoltre su un piano più fenomenico, le Arti Marziali lavorano profondamente sulla Postura, con i Katà, per esempio. Quindi in questo senso per me il lavoro sulla postura dell'essere umano, attraverso le tecniche, non è altro che una integrazione della Via che io già seguo sia nella Arti Marziali che nello Zen.

Ma c'è ancora una cosa: quando facevo Misogi, col Maestro Kurihara, noi recitavamo due tipi di mantra: il primo era "KENSHO DAI JIN TSURIKI" e significava "DAMMI LA FORZA DELLA NATURA", il secondo era "SHORI KITSU TEN".

SHORI KITSU TEN non si può tradurre letteralmente, ma nessuno voleva mai dirlo, tutti volevano pronunicare KENSHO DAI JIN TSURIKI; SHORI KITSU TEN significa "FACCIO VOTO DI ME STESSO PER GLI ALTRI", e sotto una cascata fredda pronunciare questo fa sentirla ancora più fredda.

Più tardi quando ho recitato i Quattro Voti del Bodhisattva, e uno di questi è "FACCIO VOTO DI SALVARE TUTTI GLI ESSERI SENZIENTI", ho capito che, su piani diversi, era la stessa cosa. E siccome per me, per come io sono, per il mio Karma, di quando ero ragazzo, le Arti Marziali mi hanno portato verso un senso di me, che tendeva anche a nutrire il mio orgoglio, o anche sensazioni, percezioni simili, allora io penso che la pratica della Terapia per me sia l'equivalenza di questo "SHORI KITSU TEN", quindi per me è molto imporatante avere una condizone in cui devo dare agli altri con umiltà.

E' una specie di contrappasso di quello che io realizzo nella pratica marziale ed anche nella pratica dello Zen. Forse la Terapia rispetto alla Pratica delle Arti Marziali, è quello che lo Zen è rispetto alla pratica del Samu: un esercizio di umiltà ed una modalità di funzionamento della compassione.

Perchè nello Zen, anche chi lavora ha compassione verso gli oggetti che tocca: ricordo che col Maestro Hozumi, quando facciamo Samu, raccogliamo da terra le cicche delle sigarette, che persone poco educate hanno lasciato davanti al Monastero.E le prime volte, per me, questo era intollerabile, per il mio orgoglio di "guerriero".

Però questo è stupido, è stupido perchè non devono esistere limiti dentro l'animo di un essere umano. Buddha faceva parte di una stirpe di guerrieri, però ha sacrificato tutta la sua esistenza per insegnare agli altri. Quindi in questo senso, è stato un enorme esempio. Di certo ionon sono a queste altezze, però per me continuare a praticare la Terapia è, in questo senso, importante.

 

 

 

IL TAI -SO

All'inizio di ogni lezione, che ha la durata di due ore, viene condotto dall'allievo più anziano in grado di cintura quello che definiamo “Tai-so” o più comunemente inteso come ginnastica. Il programma del Tai-so, comunicato dal Maestro all'allievo anziano a seconda dell'esigenza specifica d'ogni lezione, ha la funzione di attivazione energetica e muscolare, di preparazione alle restanti fasi della lezione, ed ha generalmente una durata fra i trenta ed i quaranta minuti. Gli esercizi possono essere di potenziamento dell'apparato muscolare, scheletrico, respiratorio e cardiocircolatorio. Alcune tecniche energetiche, definite “Rentan” e respiratorie, definite “Kokyu”, sono di antichissima tradizione: furono infatti portate dall'India al Monastero di Shaolin dal Primo Patriarca dello Zen, Bodhidarma (Daruma in giapponese, Ta'mo in cinese), il quale le utilizzò per aiutare i monaci lì presenti, stremati dalla preghiera e dall'ascesi.
Per gli esercizi di allungamento si ricorre al vasto patrimonio dello Yoga, lungamente studiato dal Maestro. Lo Yoga, antichissima disciplina indiana, di cui esistono diverse scuole, significa, letteralmente, “unione” e deriva dal suffisso sanscrito “yuj”: ci indica dunque il recupero dell'unione Mente-Corpo, tramite l'esercizio delle “Asana” o Posizioni. Esse consentono uno stiramento dei muscoli e tendini, un lavoro di sblocco sulle articolazioni e un benefico ricambio di sangue nei visceri, nonché una conoscenza di sé stessi e della natura dei propri blocchi fisici ed emotivi. Ogni asana eseguita, infatti, è spesso corretta e posturata, ove necessario, dal Maestro per portare gli allievi verso una giusta esecuzione della posizione. Pian piano gli allievi sono portati a sviluppare sensibilità e vengono direzionati verso la capacità di autocoreggersi e di percepire la propria unità Mente-Corpo. Sovente vengono spiegate le attivazioni energetiche e anatomiche delle asana, con richiami alla Medicina Tradizionale Cinese ed anche allo Shiatsu, per comprendere come quelli che vengono definiti “meridiani” (in giapponese Keiraku: canali di percorso energetico che si snodano lungo tutto il corpo umano, n.d.r.) vengano attivati e in che modo possiamo affrontare una situazione di squilibrio energetico. Vengono talora anche utilizzate tecniche del Mantra Yoga (Mantra: suoni o formule che contengono una intrinseca potenzialità energetica), in cui vengono usati particolari suoni e sillabe per l'attivazione energetica di alcuni chakra (aree di circolazione dell'energia, “vortici” presenti sul corpo secondo la tradizione indiana, n.d.r.), ed esercizi di Prana Yoga (Prana o Panna: respiro, n.d.r.) in cui le posizioni vengono eseguite con particolari modalità di respirazione. Sovente vengono compiuti esercizi di allungamento a coppia, situazione in cui gli allievi hanno la possibilità di sensibilizzarsi verso il corpo e l'energia dell'altro e verso l'aspetto terapeutico del grande bagaglio dell'arte marziale. Proprio riguardo questo aspetto, il Maestro, che è terapista Osteopata, esperto di Shiatsu, Chiropratica e Medicina Tradizionale Cinese, ha organizzato di recente uno stage, aperto anche ad esterni al dojo.
Di norma, man mano che ci si avvicina alla fine del riscaldamento e allungamento con le asana, si va progressivamente, con ulteriori esercizi di scioglimento, verso quella che viene definita la “padma asana”(posizione del Loto, n.d.r.). Il Loto è la posizione elettiva della meditazione, viene presa anche durante lo Zazen: in questa posizione tutta la colonna vertebrale viene stirata ed allungata, i piedi si allineano con caviglie e ginocchia, premendo su importanti punti di agopuntura presenti sulle cosce. Il cervello si rilassa, avendo un benefico ricambio di sangue, il sistema nervoso parasimpatico si attiva e tutti gli organi interni si dispongono correttamente all'interno delle loro sedi.