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Connessioni tra Zen ed Arti Marziali

Intervista al M.° Gentetsu Tiberti sulle Connessioni tra Zen ed Arti Marziali

D.: “Maestro, ci può riassumere la connessione fra lo Zen ed il Budo?”

R.: La connessione che esiste fra lo Zen ed il Budo è la stessa che esiste fra lo Zen ed ogni forma di “arte” connessa al “Do”. In effetti, in Giappone, la nozione di “arte” è totalmente inseparabile dal concetto di “Do”. Ora, se per “Do” intendiamo la traslitterazione del termine cinese “Tao” nella cultura giapponese, “Do” significa la “Via”. Per “Via”, “Do”, si deve intendere un percorso interiore che l'essere umano compie non a partire dal proprio io individuale, per tornare ad esso, ed in esso riconfermarsi, ma che, invece, compie a partire dalla ricerca di una condizione che vuole superare i limiti condizionati di questo piccolo “Io” individuale. Questa condizione, che è la base di tutte le arti giapponesi, è detta “MUGA, cioè NON-IO. NON-IO è un concetto di difficilissima comprensione per noi occidentali, che saremmo portati ad attribuirgli un significato negativo, ma, in realtà, questo significato è invece totalmente positivo, laddove, NON-IO significa negazione della nozione della realtà di un io sostanziale,per affermare la realtà di una più vasta forma di Coscienza Assoluta, totalmente libera ed in piena armonia con ogni più piccola parte dell'universo intero. E' a partire da questa condizione di MUGA che l'artista, allora, non esprime più soltanto la proiezione del proprio io individuale, per quanto raffinata o tecnicamente pregevole, ma esprime, invece, la realtà nuda e pura dell'intima essenza delle cose, che, in quanto tali, riflettono il mistero sacro ed insondabile dell'esistenza. Dunque, il gesto dell'Artista Marziale diventa libero, perfetto, adeguato, collocato nel giusto rapporto Spazio-Tempo, che è il Relativo che esplode nell'Assoluto, il giusto “MA”. E così, sarà per l'Arte dei Fiori, dove la composizione non riflette soltanto il gusto estetico dell'Io individuale dell'Artista, ma indica, velatamente, l'energia della Primavera stessa, che ha consentito al fiore di sbocciare, ed all'Artista di coglierlo e comporlo. Per il Tè sarà bere “Qui ed Ora”, e dunque il bere diventa un atto che riflette l'eterno stesso perché “E'” l'atto in sé; scrivere o dipingere vuol dire esprimere nel simbolo l'essenza stessa di ciò che il simbolo rappresenta, in una fusione completa fra gesto e rappresentazione, fra causa ed effetto, fra tempo e spazio, tra forma ed essenza

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